Touch voting
Negli States si mormora di brogli informatici — già agli inizi delle cosiddette Primarie. Ci si interroga sulle “stranezze” di un voto con esiti diversi dalle aspettative. Ora, sinceramente, non mi interessa molto quali candidati si siano aggiudicati le preferenze di una nazioncella innevata meno popolosa della provincia di Milano. Quel che invece mi sembra veramente inquietante è la problematica sollevata dal cosiddetto “voto elettronico”, o perlomeno dalla sua attuale implementazione.

Nessuno può dirsi veramente certo di cosa accada nel cervello al silicio delle macchine elettorali — beati i tempi in cui in Florida decine di camion pieni di schede elettorali smarrivano il sentiero di casa…
Ci sono, a mio parere, un paio di domande che sarebbe opportuno porsi.
1. Di chi è il mio voto?
Closed source. È questo il maggior rischio dell’implementazione degli scrutini a base di touchscreen, poiché ovviamente uno potrebbe chiedersi “Cosa diavolo fa davvero il software installato?”. Dovrebbe essere palese che una macchina elettorale debba essere dotata di software, se non libero, almeno aperto. Anche se, ovviamente, ciò non toglierebbe in ogni caso il dubbio di cosa sia stato effettivamente installato sul sistema.
2. Chi protegge il mio voto?
Tuttavia, non si tratta dell’unico pericolo. Ad esempio, ci si potrebbe domandare quale sia il grado di protezione da deliberati attacchi di cracking di tali apparecchiature. Ad esempio, in fondo a questo post c’è un interessante video dell’Università di Princeton che mostra come il “grado di protezione” delle macchine attualmente in uso in molti stati USA sia a dir poco imbarazzante…
C’è un bell’articolo di ArsTechnica a proposito dell’argomento, di cui consiglio la lettura — si precisa, tra l’altro, che in NH non sono state usate le macchine a touchscreen, bensì degli “optical scanners” per facilitare sostituire il conteggio manuale delle schede (ma la sostanza non cambia). L’autore si dilunga con discreto acume sul problema etico della vicenda: la necessità di introdurre dei controlli, come ad esempio una verifica manuale random su un tot numero di seggi, non è infatti solo una questione tecnica.
Un’elezione non è come un processo. Un’elezione non è valida fino a prova contraria (con prove così volatili, poi) a qualunque condizione. Ogni elezione andrebbe protetta e sorvegliata come ciò che poi dovrebbe essere: il momento più sacro di ogni democrazia.
Tralasciando i nauseabondi dibattiti sulla riforma elettorale… Amen.




In questo caso l’attacco richiede che il malevolo inserisca la memory card nella macchina: ragionevolmente questo lo può fare la persona responsabile del seggio. Il meccanismo di spreading però imho si potrebbe disattivare e questo non cancellerebbe certo il rischio di attacco ma lo renderebbe di fatto inefficace o comunque più oneroso da mettere in pratica.
C’era un film con Robin Williams sull’argomento, ma non mi ricordo il nome… :-)
@Marco: forse parli di “Man of the Year”, ma non l’ho visto… mi sembra semplicemente di ricordare che c’entri qualcosa.